La “sindrome di Uber”: un altro pessimo esempio di come pensare a una liberalizzazione. Impianti dentali a 1 € e la GIG economy anche in odontoiatria.

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La sindrome di Uber può essere riassunta in questi termini: il volere credere che qualsiasi bene, servizio,  o nel caso delle professioni, prestazione possa sottostare solo alle regole della concorrenza. E che il prezzo di un servizio o di una prestazione possa abbassarsi in maniera illimitata. In uno scenario definito della GIG economy, quella dei lavoretti saltuari e sottopagati.

Recentemente la cronaca ha posto risalto alla vicenda tra Uber e i tassisti, in particolare quelli romani. Uber è un forma di trasporto che si basa su “passaggi auto” generalmente da soggetti che hanno una licenza di autista o semplici privati che cercano di arrotondare peraltro senza guadagni eccezionali. Il tutto gestito attraverso un’applicazione su smartphone.

Per questo motivo, non solo in Italia, Uber ha creato molti malumori nella categoria dei tassisti, perché la considerano una forma di concorrenza sleale, che non tiene conto del fatto che un tassista per esercitare deve acquistare una licenza, il cui prezzo mediamente è 100 mila euro. Mentre un NCC (o conduttore di auto a noleggio) può ottenerla a costi, al confronto, irrisori e non ha vincoli opertativi territoriali, a differenza dei tassisti con auto bianca. Ad aumentare lo scontento dei tassisti è la notevole differenza delle tariffe applicate per lo stesso tragitto, molto più basse per gli Uber operatori.

La vicenda è un altro esempio paradigmatico di come non vada gestita una liberalizzazione di mercato e ricorda quanto accadde nel mondo delle professioni,  ed è spunto di riflessione per quanto è accaduto nella liberalizzazione della professione odontoiatrica. Entrambe le liberalizzazioni hanno molto in comune sia nei meccanismi e sia negli effetti. Se ne scrisse qui.

La protesta dei tassisti anti-Uber è stata subito etichettata dai paladini del libero mercato come retrograda, corporativista, figlia di logiche clientelari e appoggiata da aree politiche poco raccomandabili.  Ma, dissociandosi da qualsiasi atteggiamento violento e non corretto, non possiamo pensare che i tassisti siano dalla parte del torto tout-court. E le cose non sono così semplificabili.

Questa vicenda è caratterizzata dallo scontro tra il piccolo professionista o il lavoratore autonomo che rischia di suo e la multinazionale, la cui dotazione finanziaria è, al confronto, infinita, e che può spazzare in pochi anni i “piccoli” professionisti.

Che nesso c’è tra la vicenda dei tassisti e il mondo odontoaitrico?

La stessa cosa che sta accadendo tra gli studi dentistici tradizionali monoprofessionali – o con qualche odontoiatra associato – e le cosidette catene dentali, frutto dell’investimento di multinazionali di origine finanziario-bancario.

Gli studi dentistici tradizionali sono il corrispettivo dei tassisti con auto bianca. Entrambi sono il frutto di un rischio personale d’impresa che deve confrontarsi improvvisamente con un concorrente la cui forza è sovrastante. Tutto questo sta accadendo in lasso di tempo troppo veloce per adeguarsi. È anche una forma di concorrenza sleale perché se lo studio professionale tradizionale offre la stessa prestazione allo stesso prezzo e con la stessa qualità della catena dentale – che pubblicizzerà la stessa prestazione con campagne pubblicitarie a tappeto (che il piccolo professionista non può permettersi) – molto probabilmente  il potenziale paziente si rivolgerà alla catena dentale, per il condizionamento pubblicitario. Immaginiamo la stessa cosa per un’ecografia addominale o per un’intervento di cistifellea: crediamo risulterebbe sgradito ai cittadini.

Dall’altra parte dello scenario abbiamo gli utenti, nel caso dei tassisti,  e i pazienti per i dentisti. Entrambi vedono di buon occhio questa liberalizzazione selvaggia perché osservano una sensibile riduzione del prezzo come risultato di una concorrenza. Non avendo presente il fatto che l’eccessiva riduzione di prezzo alla fine intacca la qualità del servizio offerto. Inoltre, la diminuita capacità economica generale, come pure l’aumento di precarietà nel mondo del lavoro, obbliga alla maggioranza dei lavoratori a guardare prima il prezzo di qualsiasi servizio o bene.

Uber come altri servizi, per esempio Deliveroo, rientrano nella GIG economy (quella dei lavoretti saltuari e sottopagati) sono apparentemente convenienti per gli utenti. Ma dietro di essa c’è sfruttamento e prospettiva sul lungo periodo inesistente per chi ci lavora.  Il fenomeno GIG è arrivato anche nel mondo odontoiatrico a livello delle catene dentali. Molto spesso gli odontoiatri ci lavorano con contratti a termine, scarsamente remunerati, pressati dal dover fare preventivi per raggiungere obiettivi di budget. Un scenario apparentemente conveniente per il paziente ma con il forte rischio di ricevere prestazioni di scarsa qualità.

La “sindrome di Uber” può essere riassunta in questi termini: il volere credere che qualsiasi bene, servizio,  o nel caso delle professioni, prestazione possa sottostare solo alle regole della concorrenza. Ammesso si possa tollerare un servizio di taxi alla “newyorkese” dove la licenza è praticamente virtuale e dove si può trovare un taxi sporco e guidato da qualcuno che parli a malapena l’inglese, non si può tolllerare la concorrenza da sindrome di Uber in odontoiatria dove qualcuno propone impianti a 1€. Tutto questo danneggerà professionisti che hanno rischiato di persona per investire in uno studio e anche i pazienti che riceveranno cure dentali di dubbia affidabilità. E quest’ultimo aspetto, sul lungo periodo, si evidenzierà a tutto danno dell’utente.

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Genius, il film.

#Genius, il #film: una storia collocata nell’età dell’oro dell’editoria. La stesura e la revisione di un testo possono essere fatte di lacrime e sangue. Ma la gioia di realizzare insieme un libro vale nottate, litigi, amicizia nell’anima e di addii strazianti. Finalmente ritroviamo un altro capolavoro da gustarsi con i tempi giusti, proiettandosi in un’altra epoca, neanche lontanissima.genius

Come augurare un buon 2017 dal punto di vista odontoiatrico.

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Modestamente ho sempre avuto le idee molto precise su alcuni punti fondamentali della professione odontoiatrica. Idee nate dalla mia formazione culturale, non solo di origine odontoiatrica, e da una approfondita conoscenza di questo mondo da più di 25 anni.

Con l’anno nuovo sono d’obbligo gli auguri e per la professione odontoiatrica, anche per ciò che ne concerne ai pazienti, un modo di farli può essere sottolineando un fatto positivo del 2016. Un fatto a mio avviso beneaugurante per cominciare a riposizionare in maniera più corretta certi principi etico-medici. Principi che, con i nuovi scenari di questa professione (catene dentali, pubblicità martellante, concorrenza estrema, eccetera), sono stati gravemente offuscati da troppo tempo.

Tra tutti questi principi uno lo ritengo cruciale per il rapporto odontoiatria-paziente, ed è quello regolante i limiti della pubblicità in questa professione. Una questione centrale e molto particolare rispetto a tutte le altre professioni mediche. Ne avevo scritto estesamente qui. In particolare, in quel mio articolo sottolineavo i rischi dati dal martellamento pubblicitario in odontoiatria che può portare a una scelta di un luogo di cura (e relativi piani terapeutici lì proposti) conseguentemente a un condizionamento inconscio dettato dalla comunicazione del marketing e non per una scelta consapevole.

A riguardo pubblico qui sotto un documento della Commissione Odontoiatri di Milano su questo tema etico. Un sentenza  del Consiglio di Stato che ha valore di norma, non è solo una vittoria, ma un grande augurio – in particolare nella parte in grassetto – di buon 2017, per questa professione, pazienti compresi.

Il 19 Gennaio la VI sezione del Consiglio di Stato ha dato ragione ai ricorsi presentati da Fnomceo, affiancata dall’ Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Milano, contro l’ammenda di 800.000 euro inflitta alla fine del 2014 dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCOM).
L’ammenda era stata inflitta alla fine del 2014 dall’AGCOM alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), successivamente più che dimezzata dal TAR di Roma, per un articolo contenuto nel nostro codice deontologico riguardante il divieto all’utilizzo della pubblicità commerciale da parte degli iscritti a sostegno della propria attività professionale. Per contribuire all’opposizione di quelle decisioni, OMCeO Milano aveva affiancato FNOMCeO, presentando al Consiglio di Stato un Parere Pro Veritate a firma del Professor Scoca e dei suoi Associati per verificare l’eventuale incostituzionalità dell’interpretazione data dall’AGCOM sulle norme vigenti in materia.

La sentenza del Consiglio di Stato costituisce una grande vittoria per la Professione che in questi anni ha assistito a promozioni in campo odontoiatrico inverosimili in termini di prezzi e di prestazioni, che sicuramente disorientano il cittadino. Un conto, infatti, è la pubblicità informativa che permette al paziente di essere edotto appieno sulle terapie offerte, compresi i prezzi; diversa è la pubblicità commerciale che ha lo scopo di attrarre mediante spot promozionali il potenziale ‘cliente’ non mettendolo nelle condizioni migliori per operare una libera e ragionata scelta su ciò di cui ha effettivamente bisogno. 

(…)
Il successo ottenuto in Consiglio di Stato non è per noi un punto di arrivo ma uno stimolo per continuare ad operare affinché il diritto alla salute sancito dall’artico 32 della Costituzione  sia sempre tutelato e prevalga su qualsiasi logica di profitto e di mercato senza regole.

La Commissione Albo Odontoiatri di Milano, 13 luglio 2016.

Posso devitalizzare un dente al 5° mese di gravidanza?

Salve. Io sono alla 20 settimana. Da quasi 2 mesi combatti con il dolore ad un dente cariato prima di rimanere incinta. Il mio dentista mi ha detto che l’unica cosa possibile per ora è farmi una medicazione con eugenolo, perché il dente sarebbe da devitalizzare ma antibiotico non me ne.può dare. Mi passa per una settimana poi la medicazione cade e sono al.punto di partenza. Vorrei.sapere se posso prendere antibiotici al 5 mese di gravidanza, se è si quali? posso fare.una devitalizzazione. N.B. prendo cardiospirina. Grazie anticipatamente.

 

L’assunzione di alcuni antibiotici in gravidanza ha una controindicazione relativa. Cioè possono essere assunti in casi di emergenza con rischi trascurabili rispetto al vantaggio. Se ha avuto un ascesso, sotto controllo del suo ginecologo, si può assumere per esempio l’amoxicillina. Relativamente al suo caso si può eseguire un’anestesia locale per una medicazione profonda (pulpotomia) da perfezionare dopo il parto con un trattamento canalare definitivo (devitalizzazione). In questo modo si evita il rischio di complicazioni, come ripetuti ascessi che potrebbero veicolare batteri fino a interessare il nascituro. La cardioaspirina non è una controindicazione al tipo di trattamenti e farmaci che le ho illustrato. Se desidera approfondimenti, le consiglio questo sito governativo, quindi affidabile: http://www.farmaciegravidanza.gov.it/

Tre virtù per una mela: i consigli di nutrizionista, dentista e medico estetico.

Il nostro parere sulle benefiche proprietà delle mele per i denti, in questo articolo di Rossana Caviglioli pubblicato su iodonna.it

sorrisomela

Abbiamo chiesto a tre esperti di parlarci delle qualità delle mele dal loro punto di vista, spiegandoci come utilizzarle ogni giorno per proteggere la nostra salute.

Tutti sanno che le mele fanno bene alla salute, come ci ripetono zie e nonne fin dall’infanzia. La scienza lo conferma, sottolineando come siano ricche di flavonoidi, potenti antiossidanti. Ma se fin dall’antichità questo frutto è tenuto in così alta considerazione è anche perché si tratta di una riserva di vitamine che, al contrario di quanto avviene per molte altre varietà di frutta e verdura, piace a chiunque (o quasi), bambini compresi. Forse però non tutti sanno che questo frutto ha molte altre possibili applicazioni, oltre a quella di ottimo spuntino. I consigli degli esperti per sfruttare al meglio le virtù di questo alimento così versatile:

La parola al dentista: uno spazzolino naturale.
«Masticare le mele, specie se si tratta delle varietà più croccanti, come ad esempio quelle verdi, vuol dire sviluppare un’azione meccanica simile a quella dello spazzolino, contrastando la formazione della placca. Per questo, specialmente in assenza di altri modi di pulirsi i denti, è una buona idea mangiarle a fine pasto», spiega il medico odontoiatra Nunzio Tagliavia. «Le mele inoltre contengono ferro e fluoro, ottimi per la salute dei denti. L’acido mallico ha proprietà antisettiche e disinfettanti, utili sia per le gengive che per lo smalto». Il consiglio: L’unica raccomandazione è quella di non abusarne, specialmente se si è predisposti a sviluppare le carie. «L’acido mallico è pur sempre un acido, e come tale può danneggiare uno smalto particolarmente fragile». In questi casi vale il detto delle nonne: una mela al giorno è la scelta migliore. E poi, sciacquarsi la bocca con acqua e spazzolino.

La parola al nutrizionista: «È ovvio che frutta e verdura facciano bene in generale, ma i detti popolari non hanno torto a sottolineare l’importanza delle mele», spiega il nutrizionista Giorgio Donegani. «Basta pensare che i ricercatori dell’Università del Michigan hanno confrontato le cartelle cliniche degli studenti, scoprendo che chi mangia mele regolarmente si rivolge al medico più di rado, in media il 30% in meno». Ad essere in calo sono soprattutto i disturbi ai polmoni. «Il merito è probabilmente della quercetina, che migliora la capacità respiratoria e aumenta la resistenza agli agenti irritanti». Si tratta inoltre di un frutto ricco di vitamine (soprattutto la B1 e la B2, che regolano il metabolismo energetico) e che grazie alla presenza dell’acido citrico e mallico e della peptina, riesce a regolare le funzioni intestinali. Il consiglio: La raccomandazione è quella di preferire il frutto intero, ancora meglio se con la buccia: «Nel succo si perdono molte fibre. Se proprio si preferisce un prodotto liquido, è sempre preferibile un frullato, fatto in casa e senza zuccheri aggiunti».

La parola al medico estetico: 
«La cosmetica moderna fa largo uso delle sostanze estratte da frutta e verdura. Molto sfruttato è soprattutto l’acido mallico, un alfa-idrossiacido che si trova appunto nelle mele: è uno degli ingredienti alla base di molti prodotti di bellezza che troviamo normalmente in vendita», spiega il medico estetico rigenerativo Sabrina Gronchi. «Viene usato soprattutto negli esfolianti e si trova alla base anche di molti peeling chimici. Inoltre ha fortissime proprietà antiossidanti ed è utile sia per contrastare la comparsa di punti neri in caso di pelle grassa, sia per stimolare la rigenerazione del collagene se invece il viso è secco e spento». Il consiglio: Per sfruttare le virtù dell’acido mallico non è necessario passare dalla profumeria: si può anche creare una maschera di bellezza fai da te, a base di mele frullate e limone o di mele e yogurt, aggiungendo magari al composto dei kiwi o dei frutti rossi, altri alimenti ricchi di antiossidanti.

Low cost dal dentista, c’è da fidarsi?

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Caro dottor Tagliavia, vorrei rivolgerle una domanda che può suonare polemica ma che invece nasce da una pura curiosità: i dentisti low cost per tenere i prezzi bassi forniscono prestazioni di qualità altrettanto bassa o sono bravi come gli altri? Com’è possibile che un impianto (un dente) possa avere un costo che varia da 350 euro a 1000? Questa differenza a cosa è dovuta? Forse alla diversità dei materiali usati per i denti finti? grazie davvero e complimenti per la sua chiarezza, Mariangela P.

Gentile signora, intanto la ringrazio per gli apprezzamenti. Il low cost nell’ambito delle cure odontoiatriche è per molte persone forse l’unica opportunità per preservare la salute dei denti, quindi va considerato in modo positivo. Posto questo, è indubbio che nel panorama dei low cost dentali bisogna essere in grado di scegliere bene. I criteri principali a cui attenersi per essere sicuri di imboccare la strada giusta sono diversi. Il primo è quello di preferire strutture dove chi esegue le prestazioni sia anche il titolare dello studio: accertarlo è semplice, basta dare un’occhiata alla targa esposta sulla porta d’ingresso. In sintesi, è più sicuro se all’entrata sono esibiti un nome e un cognome e non un marchio aziendale

Questo non per pregiudizi verso i dentisti nelle catene dentali low cost, ma perché chi è titolare della struttura in cui svolge la propria professione non è soggetto a pressioni da parte di chi si occupa del marketing. Non deve, cioè, accettare strategie aziendali che magari sono un po’ troppo distanti dall’etica medica e che, di fatto, vengono attuate in alcune di queste realtà. Il rischio è di trovarsi di fronte a preventivi troppo generosi che devono far sospettare punti deboli nella qualità della prestazione. Il costo di un manufatto dentale non può essere inferiore a una certa cifra: una corona offerta a meno di 350 euro deve destare diffidenza come del resto una vite implantologica a meno di 250 euro.

Altri indicatori sono l’ubicazione e le dimensioni dello studio: una struttura con molto personale situata in una zona centralissima deve applicare costi più alti per ragioni facili da comprendere.

In generale, una vite implantologica a 1000 euro è cara rispetto a quello che si potrebbe pagare, a un costo di almeno la metà, la stessa vite applicata con la medesima competenza.

Infine, fondamentale, è ricevere copia delle certificazioni dei manufatti, che sono vere e proprie attestazioni delle prestazioni eseguite, in cui sono descritte nel dettaglio le caratteristiche dei materiali utilizzati. Questi documenti hanno un valore legale e consentono di verificare se quanto pagato al dentista sia stato eccessivo o, al contrario, basso in maniera non giustificabile. Cari saluti.